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Lettera aperta al Ministro

Egregio ministro,
visto il suo merito di sostegno al paese ed il suo costante invito alle istituzioni di essere coesi per superare un momento difficile, cogliamo l’oppurtunità per mostrarle delle situazioni piuttosto ambigue che accadono nella nostra società, dove proprio quelle istituzioni di cui sopra si parlava, dichiarano di agire per il bene della nostra società, ma nei fatti ciò non è corrispondente alla realtà A scriverle sono quattrocento dipendenti della Gruppo Di Mario, con sede a Pomezia, vicino Roma, che nel marzo di quest’anno hanno perso il proprio lavoro, dopo l’ordinanza fallimentare dichiarata dal tribunale di Roma; Oltre ai dipendenti, il fallimento porta alle sue spalle un indotto che si aggira intorno alle mille persone, tra fornitori e quant’altro, considerando poi anche gli acquirenti di appartamenti che hanno investito i lori risparmi per permettersi una casa, e si sono ritrovati, da un giorno ad un altro, nulla nelle proprie tasche. Ora passaremmo a farle un quadro della situazione per renderle le idee più chiare: il Gruppo Di Mario nel 2009 passa il timone della guida alle banche, che inseriscono i propri uomini, di loro fiducia, all’interno dell’azienda, in modo da avere rapporti costanti con la società nella quale stavano investendo. Nel corso degli anni fino ad oggi, ci è stata data l’occasione di avere difronte ai nostri occhi, solo persone che hanno ricevuto per i propri incarichi compensi faraonici, e guidando la nostra condizione ad una situazione estrema, come quella che oggi siamo costretti a vivere, senza riuscire a dare una svolta alle nostre vite.

Il fatto che maggiormente ci ferisce è come sia possibile che una società, come la nostra, che aveva contratti di appalti per circa duecento milioni, con appartamenti venduti, circa ottocento, da consegnare entro il 2011, finisca per fallire! Purtroppo non è dato a noi saperne i motivi, mentre la perdita del lavoro dal 30 marzo 2011, rimane un fatto certo e che ha segnato le nostre vite. Già nel mese di febbraio si fecero avanti i primi sospetti, cominciammo a dubitare che forse gli interessi dell’azienda e delle banche erano altri, a tal punto che iniziammo addirittura a fare pressione sull’azionista del gruppo, che per nostra sfortuna poco poteva, poichè le banche si appropriarono di tutto. Da un altro lato però, vedendo che uno spiraglio di luce apriva avanti a  noi, ovvero che l’azienda grazie alla legge Prodi Bis sarebbe potuta andare avanti, abbiamo insistito affinchè questo accadesse. Proprio grazie alla nostra insistenza, l’azienda presentò la domanda per l’approvazione di tale legge, dato che i presupposti c’erano. Ma poco dopo, anche quello spiraglio venne per noi a mancare, il giudice delegato rigettò la proposta, dichiarando il fallimento e nominando dei curatori fallimentari per gestire il gruppo. Con il loro arrivo, tutto cambiò molto velocemente, ci mandarono tutti a casa! In questo stato di incertezza, ci siamo posti una domanda su tutte:  come era possibile tutto ciò se l’operato degli anni precedenti al fallimento era stato svolto nella norma? noi sappiamo da sempre che il gruppo è stato costantemente sottoposto ad un colleggio sindacale e a società di revisione nel corso degli anni, quindi per noi è inimmaginabile oggi che le azioni compiute dalla società fossero fuori norma, tant’è vero che successivamente ne abbiamo avuto la conferma dal fatto che nulla è emerso dallo studio fatto da parte dei curatori sulle società del gruppo. Successivamente infatti la corte d’appello contestò le decisioni prese dal giudice delegato al fallimento, in quanto il fallimento poteva essere evitato, applicando semplicemente la legge Prodi Bis, dato che i prerequisiti erano presenti. Un altro esempio della cattiva gestione da parte delle banche si può notare nella vicenda prima del fallimento, quando i professionisti nominati dalle banche stesse, per riparare lo stato di insolvenza del gruppo avevano optato per il 182 bis, con l’approvazione delle banche a loro capo, ma il tribunale di Roma rigettò la proposta, con giustificazione l’inefficiente relazione presentata dai professionisti. (quindi il Gruppo Di Mario si sarebbe potuto salvare, se e soltanto  i professionisti nominati dalle banche avessero lavorato con giusto impegno). Ma purtoppo questo è solo uno dei tanti fatti eclatanti al quale abbiamo assistito noi poveri impiegati. Ci viene offerta l’occasione grazie ad internet, di essere aggiornati con quello che accade al gruppo, recente è la notizia che uno degli immobili del gruppo viene messo all’asta da parte del curatore fallimentare, che certo è in suo potere agire in tal modo, ma non è in suo potere vendere un immobile, in questo caso, Villa Cicogna, un immobile situato a Bologna, ad un valore molto inferiore di quello che era stato compromesso in vendita; infatti viene venduto a venti milioni, quando nelle mani del gruppo aveva un valore stimabile di trentacinque milioni. Da impiegati, siamo andati a leggere cosa dice in questi casi la legge fallimentare, e la legge parla molto chiaro, il curatore può risolvere un contratto in essere, solo se il valore è superiore al prezzo compromesso. Allora ci chiediamo cosa ne saranno di quei quindici milioni rimasti nell’aria, perchè non utilizzarli per la nostra azienda, per permetterci almeno di lavorare, perchè si, è questo quello che vogliamo, rivogliamo indietro il nostro diritto di lavorare. Noi impiegati ed operai non sappiamo come mandare avanti i nostri figli, siamo in una situazione economica alquanto disastrata. Dato che lei, Ministro, è l’unica persona che ha capito il momento difficile che il nostro paese sta attraversando, e ci richiama tutti i santi giorni ad essere coesi e responsabili, la preghiamo di aiutarci a far si che il nostro lavoro ci sia restituito, per ridare serenità alle nostre famiglie che sono sull’orlo della disperazione! Attendiamo, fiduciosi, che ci convochi, in un momento a lei opportuno, per poter esprimere a voce le nostre problematiche e discutere del tutto, dato che da poco la corte d’appello ha revocato il fallimento e ha concesso la Prodi Bis alle aziende. Visto che il provvedimento è stato emesso nella metà di luglio e ad oggi nulla sappiamo ancora sul nostro futuro, ma da informazioni che i nostri legali ci comunicano, ci viene addittura detto che il giudice delegato non ha nessuna intenzione di fissare l’udienza per la nomina del commissario, poichè attende che il provvediemento emesso passi in giudicato, ovvero in cassazione. Proprio a questo proposito, il curatore fallimentare, sta risolvendo tutti i contratti preliminari di vendita degli appartamenti con escussioni delle fidejussioni che la società aveva rilasciato a garanzia delle caparre, che come ci risulta, Generali già ha pagato per circa cinque milioni di euro, così facendo si sta recando ulteriore danno all’azienda, in quanto gli appartamenti erano tutti in pronta consegna.
Ci rivolgiamo a lei visto che la giustizia italiana, riteniamo, in questo caso non  stia facendo giustizia, e date le problematiche sopra elencate, la preghiamo vivamente di prendere questa lettera in considerazione, in quanto siamo sull’orlo della disperazione.

Fiduciosi di una sua risposta.
Cordiali saluti
I dipendenti del gruppo Di Mario,

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