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L’Italia delle Caste. Parla un giovane commercialista che ha provato a diventare curatore fallimentare: “Tra massoneria, politica e nepotismo, ecco come lavorano sempre i figli di…”

Facendo un po di “zapping” sulla rete, impegnati come al solito a trovare più elementi possibili per “confezionare” al meglio la nostra inchiesta, ci siamo imbattuti nel blog del giornalista professionista nonché importante autore teatrale Vito Biolchini. Il blog è indubbiamente molto interessante, ma ancora di più lo è un post pubblicato relativo all’esperienza di un giovane commercialista che, nel tentativo costante di provare ad esercitare la propria professione, è costretto a scontrarsi quotidianamente con le solite cricche, le solite caste. Il commercialista si sofferma anche  sul suo tentativo di diventare curatore fallimentare, ma spiega amaramente come pure questa professione sia soggetta a logiche che (per così dire) non mettono proprio al primo posto la meritocrazia e come sia quasi impossibile in Italia ambire a ricoprire certi incarichi se non sei sufficientemente “sponsorizzato”. Riportiamo questa lettera poiché a nostro avviso rappresenta bene lo spaccato in cui viviamo e può fornire ulteriori spunti di riflessione su come (a volte) non usare un metodo meritocratico nella scelta delle persone a cui affidare incarichi delicati possa creare soltanto disastri. Per motivi di privacy non viene pubblicato né il nome del commercialista né la città in cui lavora. Buona lettura.

“Premetto subito che la mia è una lettera di sfogo, la classica lerttera che solitamente mandi ad un amico che sai che con te condivide determinati ragionamenti e ti da supporto per continuare a vivere senza abbandonare la tua visione della vita e senza mai cedere alle “avances” di chi ti vuole un po’ più accondiscendente e complice. Io sono un dottore commercialista, la mia storia è una tra tante, ma purtroppo dei liberi professionisti “figli di operai” non si parla mai, perché per l’opinione pubblica siamo dei fortunati in ogni caso. Dopo la laurea ho fatto il mio percorso di “praticantato triennale gratuito” presso uno studio professionale, schifato sin dagli esordi nel “magico mondo” della lobby professionale ho sempre cercato di ampliare la mia scelta per non autocondannarmi come eterno servo del tutor di studio, prima andando a lavorare in un’altra città, poi frequentando un master, poi lavorando un anno all’estero, infine sono rientrato nella mia Regione perché ho passato l’esame di Stato e mi son detto “o apro lo studio ora o non torno mai più”. Ma da quando sono rientrato ho rivisto tutto come l’avevo lasciato: è un mondo chiuso, il mio è un urlo disperato di una persona conscia del fatto che verrà continuamente schiacciato da altri giovani rampanti che a differenza mia non provengono da una famiglia qualsiasi che non ha nulla da offrire nel mercato degli “scambi massonici tra famiglie per bene”. Arrivavo dall’esperienza estera dove tutto è in fermento tra i giovani, dove quando avevi una iniziativa nessuno te la distruggeva a priori e dove soprattutto non esistevano i canali obbligatori politici, e se esistevano erano pochi e meno opprimenti. Per cui mi ero riproposto di iniziare l’avventura concependo la professione in una nuova maniera, più trasparente, più europea. Purtroppo mi rendo conto che voglio essere concorrenziale per un mondo che non rispetta le regole della libera concorrenza, è un oligopolio che funziona perfettamente. Sapevo che le famiglie storiche nella mia città avrebbero pesato nella professione, ma ingenuamente pensavo che avrei potuto fare la professione senza entrarci a contatto, ognuno nel suo, io nel mio piccolo orticello dormendo sonni tranquilli, loro nel loro grande impero non dormendo la notte (forse). Ma non è così.

1) Mando costantemente le candidature come revisore contabile negli enti locali a vuoto, non rispondono e il consiglio comunale ti nomina solo se hai uno sponsor politico. Le nomine sono fatte dai consigli comunali, non c’è alcuna selezione, tutto sui nomi che vengono presentati a seconda della maggioranza presente. E tu lì a spendere cinque euro a raccomandata solo per la coscienza, sapendo già di non esser preso!

2) Mi sono candidato in Tribunale come curatore fallimentare ma è il giudice che decide e se guardi bene chi prende gli incarichi sono sempre i soliti. Il giudice mi ha chiesto dove avevo lavorato sino a quel momento, due domandine e via il mio CV e il mio biglietto da visita messo insieme agli altri nel mazzo. Nulla, mai chiamato. E settimanalmente vedo sul sito che colleghi giovani conosciuti in città continuano ad esser nominati. Uno, due, tre, dieci fallimenti tutti dati alla stessa persona perché figlio di questo, perché figlio dell’amico del Tennis Club, perché discendente da un’antica famiglia di professionisti. Un giorno un collega mi ha detto: “Devi avere un cognome importante che ti presenti, così il giudice XXX ha la garanzia che vieni da uno studio professionale con una storia solida e puoi occuparti di certe procedure delicate”.

3) Gli incarichi di collaborazione con gli enti sono ancora più esilaranti, si svolgono così: prima il dipendente comunale fa una telefonata allo studio prestigioso di turno, poi, una volta scelto il candidato consigliato dal dominus dello studio prestigioso, avviano una falsa selezione pubblica. Mi è capitato già decine di volte di fare selezioni per commercialisti e poi a posteriori di incontrare colleghi che allegramente mi hanno spiegato il motivo per cui sono entrati loro al posto mio.

E via avanti così, queste non sono sfighe capitatemi, è la base del funzionamento degli incarichi nella mia categoria.

Mi piacerebbe che qualcuno parlasse nei media della realtà dei giovani commercialisti come me, come le centinaia di avvocati che nella mia città  si fanno la guerra per 500 euro al mese, gente che difficilmente racimola uno stipendio da call center facendo una professione teoricamente più nobile. Vorrei che qualcuno vedesse che roba è l’esame di Stato che “di Stato non ha nulla” visto che decidono le percentuali di ammissione gli ordini professionali in base al numero degli iscritti, che mi spiegassero perché gli allievi di XXX nel 2008 sapevano i titoli delle buste in anticipo, perché le comunicazioni ufficiali delle Commissioni sono arrivate via fax nella stanza di un famoso collega massone prima ancora di esser rese pubbliche, perché perché e decine di altri perché.

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