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Lo scandalo dei Fallimenti d’oro: la Finanza ha scoperto un comitato d’affari che gestisce l’assegnazione delle pratiche fallimentari ai curatori: siamo veramente alla frutta! La procura di Perugia ha sospetti anche sulle assegnazioni per il fallimento del Gruppo Di Mario

Nonostante la maggior parte dell’opinione pubblica stia facendo finta di nulla, c’è una bufera incredibile che in queste ore si sta letteralmente abbattendo sul Tribunale Fallimentare di Roma, una bufera nella quale purtroppo la nostra storia entra di diritto, viste le persone che sono chiamate in causa.  Secondo quanto scrivono ‘Il Messaggero’ e ‘Repubblica” infatti, la procura di Perugia sta indagato sulla gestione delle procedure fallimentari del Tribunale di Roma. Ovvero di come il Tribunale assegna i vari casi di crisi aziendali ai curatori fallimentari, avvocati o commercialisti, che in base al valore della pratica che gestiscono vengono pagati cifre in alcuni casi molto alte. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che a “guidare” queste assegnazioni ci sia un sistema clientelare o corruttivo. L’inchiesta, scrivono ‘Messaggero’ e “Repubblica”, è partita da un esposto presentato da Francesco Taurisano, fino a pochi mesi fa giudice della Fallimentare di Roma, che accusa i suoi ex capi: il presidente di sezione, Ciro Monsurrò e il presidente del Tribunale di Roma, Paolo de Fiore. (nb: per la cronaca, Turisano è lo stesso giudice che ha rigettato la 182 bis per il Gruppo Di Mario senza eccepire l’incompetenza territoriale, aprendo di fatto la strada al fallimento del Gruppo stesso).  L’accusa, al vaglio del procuratore capo di Perugia Giacomo Fumo, ha per oggetto le nomine della “procedura fallimentare più grande d’Europa”, cioè la Federconsorzi, la gestione da parte del Tribunale di Roma del crack del gruppo Di Mario appunto (che stranamente è stato prima dichiarato fallito, poi messo in amministrazione straordinaria e, infine, fallito una seconda volta) e infine le nomine del presidente del Tribunale Paolo de Fiore.  E’ proprio a partire da tutto questo che, come riporta “Repubblica”, I finanzieri hanno fatto irruzione in Tribunale l’altro ieri mattina alle 8,  prima dell’apertura al pubblico. Il sequestro di faldoni e documenti anche nell’ufficio del presidente Ciro Monsurrò è stato velocissimo, fuori nessuno si accorto di nulla. Ma i dieci militari si sono fermati per tutto il giorno.  La procura di Perugia, competente per i reati commessi o subiti da magistrati della capitale, indaga per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, corruzione. Ci sarebbe un comitato d’affari che gestisce l’assegnazione delle pratiche fallimentari ai curatori, che sono professionisti esterni, avvocati o commercialisti, che amministrano casi e affari per decenni, e vengono pagati con cifre da capogiro, perché agganciate al valore della pratica. Gli incarichi sono da milioni di euro. Il tribunale fallimentare di Roma ha affrontato e continua a gestire i maggiori crac italiani, da Cirio alla vecchia Alitalia. La procura di Perugia ha dubbi e sospetti sulle assegnazioni per la bancarotta Aiazzone, per Federconsorzi, per il gruppo Di Mario,  ma i casi sono parecchi. E si parla di incarichi per quindici milioni a un solo avvocato. L’inchiesta, come detto, parte da un esposto durissimo presentato da Francesco Taurisano, magistrato di lungo corso approdato al fallimentare dopo decenni di penale. È stato pm in Sicilia e per diciassette anni presidente del tribunale del Riesame a Roma. Lo chiamavano “il terrore della procura” per le sue bocciature dei provvedimenti imprecisi. Taurisano è arrivato al fallimentare come magistrato anziano, ha scoperto e, circa un mese fa, denunciato un sistema che potrebbe nascondere rapporti clientelari e, seguendo l´ipotesi della procura di Perugia, corruzione su affari e malaffari. Le accuse più pesanti sono al vaglio del procuratore capo Giacomo Fumo e del sostituto Manuela Comodo, che hanno ordinato il sequestro. Le indagini sulle nomine non si fermano alla sola sezione fallimentare ma arrivano dritte dritte al presidente del tribunale della capitale, Paolo De Fiore. A partire da quelle che hanno portato incarichi milionari a un avvocato nemmeno iscritto all’ordine di Roma – come previsto dalle norme – ma al foro di Potenza. Giuseppe Tepedino, che in ultimo ha curato la liquidazione di An, è il marito della segretaria del presidente De Fiore, Maria Rosaria Barbuto, che è nipote del presidente della sezione fallimentare Ciro Monsurrò. Ma non sono solo affari di famiglia.  Nell’esposto si parla soprattutto del caso Federconsorzi, un crac vintage che da decenni fa la fortuna dei professionisti nominati a seguire le sue vicende. E dell’ultima tornata di nomine di commissari. Il giudice Taurisano afferma che ci sarebbe stata una durissima disputa fra giudici e un commercialista già incaricato avrebbe rinunciato per «le pressioni» del presidente Monsurrò, che aveva in mente un altro nome. Su questi fatti il 2 febbraio scorso è stata presentata un´interpellanza parlamentare. Sollecitato da cronisti il presidente ha preferito non commentare. Ma la risposta più esaustiva arriverà dalla procura di Perugia. Chi è Ciro Monsurrò? Il suo nome è diventato noto per aver eseguito con Arcibaldo Miller la celeberrima ispezione alla procura di Milano richiesta dagli avvocati di Cesare Previti, ex braccio destro di Berlusconi. Poi l’incarico al vertice del fallimentare. Ieri avrebbe protestato alla vista dei finanzieri. Poi si è arreso, invitato alla calma dal pm. Ci chiediamo, a questo punto, ma se tutte queste accuse dovessero rivelarsi fondate, come sono da considerarsi tutte le operazioni portate avanti da questi signori appena citati? Noi ex dipendenti Di Mario ad esempio, vittime di una macelleria sociale senza precedenti, come dovremmo reagire di fronte a tutto questo? Sinceramente, l’inchiesta di Perugia apre degli interrogativi che ci preoccupano parecchio, interrogativi inquietanti che non vogliamo scrivere soltanto per non correre il rischio di incappare in qualche querela, certo è che l’impressione che si ha è che oltre al danno abbiamo subito anche la beffa, come si dice in questi casi. Vi lasciamo con l’unico fatto certo dell’inchiesta, ossia che La procura di Perugia ha sospetti sulle assegnazioni per il fallimento del Gruppo Di Mario…e scusate se è poco

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