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Fallimento Dima, il cammino della giustizia…lenta ma inesorabile

Articolo tratto da www.pomezianews24.com

Prosegue in silenzio ma senza tregua il lavoro delle procure di Roma, Velletri e Perugia a seguito dell’esposto denuncia presentato dagli ex lavoratori che attendono giustizia nella delicata questione legata alla Dimafin e al suo fallimento. Quei lavoratori che, guidati dallo studio legale Veccia, hanno smesso di ascoltare promesse e sono passati ai fatti. Qualche piccolo spiraglio per loro si è già aperto e, anche se bisogna avere pazienza come ha più volte ribadito lo stesso avvocato Alberto Veccia, sembra davvero farsi strada la speranza di vedersi ripagare delle tante ingiustizie subite. Parallelamente al percorso dell’esposto denuncia, prosegue però anche l’indagine sul flusso economico che ha interessato il Gruppo (del quale faceva parte la Dima Costruzioni insieme ad altre 9 società del Gruppo Di Mario) travolto nel marzo del 2011 – era il 27 marzo quando la sentenza uscì dal Tribunale – dal fallimento. Ieri come oggi la domanda è sempre la stessa: ma davvero chi doveva ha fatto il possibile – tutto il possibile – per evitare il ‘botto’? Ricordiamo, tanto per non lasciare mai nulla di sottinteso, che nel periodo immediatamente precedente la dichiarazione del fallimento a capo della Dimafin era stato nominato il 4 gennaio 2011 Amministratore Delegato della holding il dott. Egidi, fortemente voluto dagli Istituti bancari nei cui confronti le società del Gruppo Di Mario erano esposte per cifre molto ingenti. Come dire: ai meglio posti… da dentro il controllo (e non solo quello) è senza dubbio maggiore. Meglio dentro che alla finestra spettatori senza diritto di parola. Così come lo sono stati per tanto tempo quei lavoratori, ex operai, fornitori e subappaltatori della Dima Costruzioni, quegli stessi che oggi dopo tante parole sono passati ai fatti. “A noi – hanno detto  più volte all’unisono – non interessa nulla dei torti o delle ragioni che hanno condotto Di Mario in carcere, no ci interessa se ha pagato o pagherà, a noi interessa del nostro futuro”. Un futuro incerto sul quale pesano ancora oggi le decisione assunte da altri, quegli altri, tutti professionisti, che hanno avuto un ruolo importante in questa vicenda. “Come hanno agito?” si domandano e domandano i fornitori, i subappaltatori, gli ex operai oggi in cassa integrazione ancora per qualche mese. “Hanno operato a tutela dei nostri interessi? O guardando prima agli interessi delle loro botteghe?”. Soldi, che avrebbero potuto avviare un serio e concreto piano di risanamento, finiti nelle casse delle banche che premevano per avere indietro i loro crediti. E i lavoratori? E tutte quelle norme per cui vanno rispettate le priorità?  Decisioni assunte senza quella professionalità e quella diligenza che ci si sarebbe aspettati da professionisti accuratamente scelti e, soprattutto, adeguatamente pagati. Decisioni che si sono tradotte in veri e propri disastri: danni ai lavoratori ed alle imprese, vendite di appartamenti pronti per il rogito saltate, affari frenati. Tutto con un obiettivo ben preciso: indebolire quel piccolo impero e mettere Ko chi, nel bene o nel male, lo aveva gestito.  “Hanno messo ko soprattutto noi – insistono ex dipendenti, operai, fornitor – noi che mentre loro si dividevano i soldi tra salatissime parcelle e rimborsi spese, noi dovevano ancora percepire gli stipendi di gennaio, febbraio e marzo 2011”. Che vergogna!. Nelle tappe di questa vicenda c’è anche quella datata 2009: allora all’Hotel Selene le briglie della gestione finanziaria del Gruppo passarono nelle mani del dott. Bianchi persona incaricata dalle Banche a rimettere a posto la gestione. Fu proprio tale Bianchi a rassicurare i lavoratori chiamati in assemblea: proseguiremo gli sviluppi in corso – disse ed aggiunse – i pagamenti saranno rinegoziati caso per caso e liquidati solo a mezzo di effetti cambiari a 180/210 giorni a maggior garanzia della riqualificazione dell’esposizione commerciale. Bene… magari fosse stato così. “Ci hanno ingannato, facendoci credere in un piano di risanamento che non è mai partito.. almeno non per noi. Ma ora speriamo, la festa è finita”: E già, la festa è finita. Le carte sono sulle scrivanie delle Procure, i conti non tornano e i superpagati contabili delle super accreditate Banche ora dovranno davvero dare qualche spiegazione. La festa è finita.

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