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Ex Tercas: in 14 rispondono alle accuse

Nisli, Di Matteo e l’ex cda si difendono, inviano una maxi memoria sul crac Di Mario al governatore della banca centrale

di Lorenzo Colantonio

TERAMO. Ex Tercas, tempo scaduto. Cda, ex presidente, ex direttore generale e collegio dei sindaci, usciti di scena a maggio dopo il commissariamento di Bankitalia, con una maxi memoria difensiva hanno risposto alle accuse sul coinvolgimento della banca nel crac da 800 milioni dell’immobiliarista romano Raffaele Di Mario. E’ il passaggio cruciale dell’intera vicenda che ha segnato la storia del polo bancario più potente d’Abruzzo. Il 20 luglio era l’ultimo giorno utile per inviare le controdeduzioni alla Banca d’Italia che ha aperto un procedimento sanzionatorio che potrà concludersi con il proscioglimento dei 14 personaggi teramani oppure con la loro condanna al pagamento di sanzioni molto salate. Le controdeduzioni, quindi, sono determinanti ma l’ex dg, Antonio Di Matteo, in cima alla lista dei coinvolti, sceglie la strada del silenzio. Gli altri, dall’ex presidente Lino Nisii agli ex consiglieri d’amministrazione che hanno governato l’istituto dal 2010 fino a maggio scorso, si mostrano invece fiduciosi e sereni. Da ambienti bancari trapelano anche i punti chiave dell’atto di contestazione. Bankitalia, in sintesi, contesta «l’adeguatezza degli assetti organizzativi, il controllo del rischio e l’applicazione delle corrette procedure antiriciclaggio». A far tirare un mezzo sospiro di sollievo all’ex governance della banca è il fatto che l’istituto centrale non mette in dubbio la veridicità dei bilanci. Corre invece su un binario parallelo l’inchiesta della procura di Roma sul crac dell’immobiliarista romano Di Mario. Sono 29 gli indagati, non avvisati, per bancarotta preferenziale e omesso versamento dell’Iva. Agli ex vertici di Unicredit e Italease si aggiungono dieci personaggi ex Tercas: l’ex presidente della banca, Nisii, l’ex direttore generale, l’avezzanese Di Matteo l’ex vicepresidente Claudio Di Gennaro e gli ex consiglieri d’amministrazione Giuseppe Cingoli, Roberto Carleo, Enzo Formisani, Fabrizio Sorbi, Antonio De Dominicis, Antonio Forlini e Alfredo Rabbi. Il coinvolgimento dell’ex governance della Cassa di corso san Giorgio, che da maggio è passata nelle mani del commissario, Riccardo Sora, si consuma nel 2008 durante un consiglio d’amministrazione che vota l’acquisizione di 8,2 milioni di euro di Iva che Di Mario avrebbe dovuto versare all’Erario. Tercas e le altre banche coinvolte vantavano enormi crediti verso Di Mario. Mantenere in vita dal punto di vista economico quest’ultimo cercando di recuperare le esposizioni era per il mondo creditizio un obiettivo prioritario. Ma il costruttore romano, dopo aver subìto un anno fa l’onta dell’arresto per bancarotta fraudolenta , decide di parlare. Nell’inchiesta quindi spunta l’esposto del suo Gruppo Dimafin contro le banche in cui si sostiene che queste avrebbero «imposto a Di Mario la decisione di non versare l’Iva all’Erario per destinare i relativi importi all’estinzione delle posizioni debitorie verso il ceto bancario» . Da qui parte anche il maxi sequestro preventivo, scattato a metà giugno, di 31,6 milioni : oltre 12 milioni a Unicredit, 7,9 a Banca Italease, 2,6 milioni alla società Factorit spa e 8,2 milioni alla Tercas. Ma finora nessuno degli indagati teramani è stato convocato in procura a Roma né ha ricevuto l’avviso di garanzia. L’inchiesta sul crac Di Mario e le banche viaggia ancora sotto traccia.

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